Buon compleanno GDPR, l’America ti guarda

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Il GDPR ha compiuto da pochi giorni un anno ed è tempo di bilanci.

In molti Paesi lo sforzo del legislatore europeo è stato di ispirazione per le normative locali. E’ così che nazioni come il Giappone, la Nuova Zelanda o il Brasile hanno varato provvedimenti che utilizzano in maniera aperta e dichiarata il GDPR come modello per la protezione dei dati dei consumatori.

E in America? Dall’altra parte dell’Oceano il confronto prosegue da tempo e con un crescente coinvolgimento da parte delle voci più influenti. La posizione di Apple in questo senso è ben conosciuta: Tim Cook ha ribadito più volte che “è la tecnologia che deve servire l’uomo e non l’opposto”,  richiamando in questo modo l’attenzione sulla necessità di porre un controllo sull’utilizzo dei dati personali fatto dalle Aziende.

In occasione del”anniversario dell’entrata in vigore del GDPR, anche Microsoft ha fatto sentire la sua voce. In un articolo apparso sul proprio blog, la multinazionale ha sostanzialmente espresso il pieno consenso alla visione di Apple dichiarando la propria preoccupazione per come vengono raccolti i dati dai giganti dell’IT.

L’idea di una regolazione forte del modo in cui vengono protetti i dati personali si fa dunque spazio, ma gli oppositori sono numerosi e forti. Tra questi, Tim Cook annovera – senza mai citarli –  Facebook e Google.

Negli Stati Uniti al momento non esiste una legge federale unica per tutti e le regole vigenti – oltre a differenziarsi da Stato a Stato – non sono tanto stringenti quanto il GDPR.

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